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Curiosità

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Una mela al giorno...

Una mela al giorno..."leva il medico di torno", recita un noto proverbio. La saggezza popolare ha fatto nascere numerosi proverbi che hanno come protagonista il cibo. E molti nascondono un pizzico di verità. Per esempio, la mela è davvero un frutto prezioso, ricco di vitamine, ma soprattutto di fibre, che aiutano a tenere basso il livello di colesterolo e a prevenire il cancro: una sola mela assicura il 20% delle fibre di cui abbiamo bisogno ogni giorno per stare in buona salute.

Tra gli altri proverbi e modi di dire “alimentari” ricordiamo: «Andare a nozze con i fichi secchi». «È meglio un uovo oggi che una gallina domani». «Gallina vecchia fa buon brodo». «O mangiar questa minestra o saltare dalla finestra». «Se non è zuppa è pan bagnato». «Nelle botti piccole c'è il vino buono». «Non si può cavare il sangue da una rapa». «Andare in brodo di giuggiole». A proposito, lo sapevate che le giuggiole esistono davvero? Sono un frutto molto dolce che non si coltiva quasi più.

 

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La febbre allunga le ossa?

È proprio vero che un bambino, dopo aver avuto la febbre alta, diventa più alto? In realtà, nessuno studio scientifico stabilisce un rapporto tra l’innalzamento della temperatura corporea (febbre) e l’aumento di statura. Anche perché l’allungamento delle ossa è un fenomeno graduale e non può certo verificarsi nell’arco di pochi giorni. Talvolta, però, le credenze popolari hanno un fondo di verità. La febbre è, infatti, la risposta del corpo, che cerca di combattere una malattia con la produzione di anticorpi. L’aumento della temperatura accelera il metabolismo, cioè tutti quei processi chimici che si svolgono nei tessuti (compreso quello osseo) e nelle cellule del nostro organismo. Inoltre è accertato che, quando si sta sdraiati per un certo periodo, le cartilagini che si trovano tra una vertebra e l’altra della colonna vertebrale si distendono. Infatti al mattino, dopo un lungo sonno, siamo più alti di un centimetro. E dopo giorni di riposo forzato a letto a causa della febbre si ha davvero l’impressione di essere un po’ più alti. Ma è solo un effetto momentaneo!

 

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Da Amleto ad Halloween

Dai quadri medievali al segnale di pericolo nei pali dell’alta tensione: lo scheletro, e, in particolare il cranio sono elementi utilizzati spesso per simboleggiare la morte. Lo scheletro, ribattezzato dai bambini “mortesecca”, avvolto in una tunica nera e con in mano una falce era, soprattutto nel Medioevo, la personificazione della Morte che mieteva, implacabile, le sue vittime. La troviamo anche nelle carte dei tarocchi (usate per predire il futuro), ed è presagio di catastrofi e sventure. Per incutere terrore i corsari si facevano ricamare un teschio con due ossa a forma di croce sopra il cappello e sulla bandiera nera che sventolava sulle navi. Leggendari cacciatori di teste sono i daiacchi, una popolazione indonesiana di cui parla anche Emilio Salgari nei suoi romanzi del ciclo di Sandokan. I daiacchi, oltre a conservare le teste dei nemici uccisi, riescono a ridurre i loro teschi fino a farli diventare piccolissimi. Nella mitologia greca l’eroico Giasone per recuperare il Vello d’oro deve combattere contro un esercito di scheletri guerrieri. Il cranio letterario più celebre è quello che stringe tra le mani Amleto, nell’omonimo dramma di Shakespeare, quando recita il monologo: «Essere, o non essere, questo è il problema». La versione più allegra del teschio è quella che viene realizzata in occasione della festa di HaIloween, il 31 ottobre: incisa in una zucca gialla illuminata dall’interno dalla luce di una lampadina o di una candela. Si chiama “lanterna di Jack” e deve il suo nome ad un'antica leggenda americana secondo cui un uomo chiamato Jack, una volta morto, non riuscì a entrare né in Paradiso né all’Inferno a causa di uno scherzo fatto dal Diavolo. Costretto a vagare senza sosta nell’oscurità, ottenne in dono un tizzone ardente che mise in una zucca vuota affinché durasse più a lungo.

 
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Il latte è l’alimento singolo più completo perché contiene tutti gli elementi fondamentali: proteine, grassi, zuccheri, vitamine, sali minerali e acqua.

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L' 80% del corpo di un neonato è composto da acqua.

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Bisogna mangiare (soprattutto carboidrati) tre ore prima di una gara sportiva per poter rendere al massimo. E dopo la gara, frutta e verdura per reintegrare i sali minerali persi.

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Le patate sono originarie dell’America Latina e furono introdotte in Italia solo nel 1524.

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Una lattina di gassosa fornisce le stesse calorie di sette cucchiaini di zucchero.

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Un bicchiere d’acqua bevuto prima di mangiare fa assaporare meglio i cibi.

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Se si fa indigestione di cioccolato e panna e la pancia fa un po’ i capricci, tutto va a posto se si mangia per un giorno solo riso e carote.

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Per bruciare le calorie di un cannolo alla crema ci vogliono 37 minuti di bicicletta, mentre per “consumare” una pizzetta bisogna nuotare per 50 minuti o camminare per due ore e mezza!

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L’Italia, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è il Paese in cui si consumano più frutta e verdura.

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La colonna vertebrale è così flessibile che, con un buon allenamento, può piegarsi completamente all’indietro.

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L’osso del femore è più robusto del cemento armato. Può sostenere, senza rompersi, fino a 1.500 chili.

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Un bambino alla nascita è lungo in media 50 centimetri ma cresce così velocemente che già a sei mesi si ritrova con circa 15-18 centimetri in più.

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La gabbia toracica si muove ogni volta che respiriamo, ovvero circa 5 milioni di volte l’anno.

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L’ultimo osso della colonna vertebrale, il coccige, è un po’ sporgente ed è tutto ciò che ci resta della coda.

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Dalla balena allo scoiattolo, passando per l’uomo, tutti i mammiferi hanno lo stesso schema scheletrico.

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La prima vertebra del collo, quella che congiunge la spina dorsale al cranio, si chiama Atlante, come il gigante greco figlio dei Titani, che, si diceva sorreggesse il mondo sulle spalle.

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Tra le ossa che si rompono più facilmente c’è la clavicola, che collega l’articolazione della spalla allo sterno.

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Se le ossa fossero tutte compatte un adulto peserebbe circa 300 chili.

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Gli astronauti che trascorrono lunghi periodi in “assenza dipeso” per la mancanza di forza di gravità perdono calcio dalle ossa: fino a 6 grammi al mese!

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Ogni giorno 200 miliardi di globuli rossi vengono distrutti perché troppo vecchi. Spetta al midollo osseo il compito di rimpiazzarli con altri 200 miliardi di globuli rossi.

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Se prendiamo un osso, per esempio di pollo, e lo immergiamo in un liquido acido (aceto, succo di limone) lasciandocelo per una settimana, i sali di calcio e fosforo si sciolgono e la parte proteica diventa malleabile, tanto da poter essere annodata.

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Un osso è sei volte più forte di una sbarra di acciaio dello stesso peso.

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Le persone di colore, rispetto ai bianchi e agli asiatici, hanno una densità minerale osseo (massa osseo) maggiore, quindi si fratturano molto più raramente le ossa.

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Nel 1982 un famoso motociclista britannico, Barry Sheene, facendo un volo a 250 km orari si fratturò le gambe in decine di punti, tanto che per rimettere insieme le sue ossa furono necessari 26 viti e chiodi. Ma Sheene guarì in fretta e tornò a correre.

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In Italia ogni anno si producono 113 milioni di quintali di latte.

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Per verificare se il latte fresco è ancora buono dopo la scadenza occorre bollirlo. Se si rapprende significa che è andato a male.

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Esistono oltre 400 tipi di formaggi italiani,  molti dei quali sono esportati in tutto il mondo.

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Secondo un’antica leggenda, un mercante arabo, dovendo attraversare il deserto, portò con sé del latte fresco contenuto in una bisaccia fatta di stomaco di pecora. Il caldo, il movimento, gli enzimi presenti sulla parete dello stomaco della pecora, avevano acidificato il latte e coagulato le proteine in esso contenute in piccoli grumi, dando luogo alla cagliata. Era nato così il formaggio.

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Il caciocavallo silano deve il suo colore rosato alle fragoline di bosco di cui sono ghiotte le mucche della Sila.

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La fontina, tipico formaggio valdostana, deve il suo nome all’alpe Fontin, una località nel comune di Quart.

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La lavorazione del parmigiano reggiano (quello più ricco di calcio) dura circa 20 mesi.

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Il pecorino esisteva già ai tempi dei Romani, che lo apprezzavano a tal punto da affermare che aveva “il sapore degli dèi”.

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