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Modi di dire: H

 

hàbeas corpus

Latino: abbi il corpo. Queste parole, che si incontrano abbastanza spesso nei romanzi a sfondo poliziesco-giudiziario inglesi e americani, sono le prime di una legge emanata nel 1679 sotto Carlo II d’Inghilterra per evitare arresti abusivi e ingiustificate detenzioni preventive, ingiungendo alle autorità di polizia di tradurre l’arrestato (“presentare il corpo”) senza indugi davanti al giudice, al quale solo sarebbe spettato decidere se confermare l’arresto o liberare il fermato su cauzione. Per estensione, habeas corpus è passato a indicare il complesso delle garanzie fissate dalla legge a favore dell’indiziato.

 

habèmus papam (o habèmus pontificem)

Latino: abbiamo il Papa, il Pontefice. Pomposo e ironico commento a una nomina o elezione, e tanto maggiore è l’ironia quanto minore è l’importanza della carica in palio. In senso proprio, habemus papam è la formula di rito con cui, al termine del conclave, viene annunciata al popolo l’elezione del nuovo Pontefice.

 

happy end (pron. “hèpi énd”)

Inglese: lieto fine. Anglicismo inutile (come tanti altri) usato con valore ironico a proposito del gratuito e spesso zuccheroso scioglimento di una trama narrativa, in genere cinematografica, imposto agli autori dall’industriale, editore o produttore. per aumentare gli incassi soddisfacendo i gusti del pubblico più numeroso e sprovveduto. Nell’espressione è implicito un giudizio negativo, un’accusa di banalità e ipocrisia.

 

hic et nunc (pron. “ik et nùnk”)

Latino: qui e ora. Si dice da parte di chiunque per esigere perentoriamente e immediatamente qualcosa, o da parte del subordinato per promettere al superiore la pronta esecuzione degli ordini impartiti.

 

hic manèbimus òptime (pron. “ik...”)

Latino: qui rimarremo ottimamente. Racconta Livio (Ab urbe còndita, V, 55) che, dopo l’incendio di Roma da parte dei Galli (390 a.C.), un centurione fece fermare i suoi soldati accanto alla Curia dicendo al vessillifero di piantare lì l’insegna, ché vi sarebbero stati benissimo. I senatori, riuniti proprio in quel momento nella Curia per decidere se si dovesse o meno trasferire la capitale a Veio, udite tali parole, le interpretarono come un monito degli dei contro il progettato trasferimento. E Roma rimase a Roma. La frase fu ripetuta da Quintino Sella quando la Città fu proclamata capitale d’Italia, da Gabriele D’Annunzio durante l’impresa di Fiume, e la si ripete ancora oggi in meno storiche circostanze: per esempio quando si è trovato un buon tavolo al ristorante o qualche altra sistemazione gradita.

 

hic sunt leones (pron. “ik...”)

Latino:  qui stanno i leoni. Parole che ricorrevano nelle carte geografiche antiche a indicare le zone ancora inesplorate dell’Africa. Oggi la superficie terrestre, compresi i fondali oceanici, ci è nota come le nostre tasche. Ma la frase si adopera, per lo più in tono scherzoso, per mettere in guardia da un pericolo esistente, ma del quale non è ben conosciuta la natura, o per additare lacune nella preparazione culturale di qualcuno.

 

hodie mihi, cras tibi (pron. “òdie mi i...”)

Latino: oggi a me, domani a te. Frase d’origine biblica che spesso si legge nei cimiteri, per ricordare il destino comune a tutti gli esseri umani. La si cita anche con motivazioni meno lugubri, per esempio indirizzandola a chi sembra godere dei nostri guai o addirittura farcene responsabili.

 

home, sweet home (pron. “hòum, suit hòum”)

Inglese:  casa, dolce casa. Noto motto inglese in lode dell’intimità domestica, della serenità del focolare. Nacque da una popolare canzone del 1823 che era cantata nell’opera Clari, the Maid of Milan, “Clari, la fanciulla di Milano”.

 

homo homini lupus (pron. “òmo òmini...”)

Latino: l’uomo è un lupo verso l’uomo. Proverbio derivato dall’Asinaria di Plauto, constatazione dello spietato egoismo di cui molti danno prova nei confronti del prossimo.

homo novus (pron. “òmo...”)

Latino: uomo nuovo. Così i Romani chiamavano la persona di fresca nobiltà, arrivata per prima nella sua famiglia a una carica pubblica importante. La definizione aveva carattere spregiativo o elogiativo, a seconda che la pronunciasse il patrizio di antica schiatta o il membro delle classi in ascesa. Ancor oggi, homo novus ha conservato questa duplicità di significato: è chi per speciali meriti è chiamato ad alti incarichi come una forza nuova e vivificante; ma è anche l’arricchito, il parvenu, che nonostante il potere e la ricchezza è rimasto nella sostanza un plebeo, malvisto anche se tollerato dalle “vecchie famiglie”.

 

homo sapiens (pron. “òmo sàpiens”)

Latino: uomo raziocinante, sapiente. È il nome scientifico della nostra specie secondo la classificazione zoologica dello svedese Linneo (1707-1778). La definizione è spesso citata, non a torto, in tono ironico, sarcastico, sconsolato.

 

(homo sum), nihil humani a me alienum (puto)

Latino: sono uomo, non ritengo estraneo a me nulla di ciò che è umano. Si dice per dichiararsi pronti e aperti a ogni esperienza, o per riconoscersi umilmente esposti alle debolezze, alle colpe di ogni altro essere umano. La frase, proverbiale, è di Terenzio (Heautontimoroumenos, I, 1, 25).

 

honoris causa (pron. “onòris kàusa”)

Latino: a titolo d’onore. Si dice di lauree o altri titoli accademici concessi in riconoscimento di meriti eccezionali. Altra locuzione di significato analogo è ad honorem .

 

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